Gioie e dolori, fatiche e speranze - Riflessioni di un prete in Perú

Gioie e dolori, fatiche e speranze - Riflessioni di un prete in Perú

20.02.09 | por donambro [mail] | Categorías: Notizie dal Perú

La vita qui in Perú mi ha semplificato un po’ tutto: esigenze, attese, fede, bisogni. Non ha tolto peró quell’ansia apostolica che ci hanno dato i nostri padri...nei seminari nei lontani anni ’50 - ’60, e questa voglia apostolica la considero una delle realtá piú belle ricevute da Milano e bel regalo da dare alla diocesi qui. L’idea che il tempo va sempre sfruttato per un avvicinare tutti e colorare di fiducia cristana la vita.

* Qui, anzitutto ho visto che dovrei tendere alla pastorale “insieme”. Ho vissuto a Milano prete per 40 anni, direi solo a decidere la mia vita e pastorale, anche se con infiniti amici e fratelli che ti illuminavano, consigliavano, criticavano, ma che in ultimo, quello che decidevi tu, era lo stile della tua pastorale. Qui non puoi, non sarebbe giusto. Devi comunicare, ascoltare, limare, cambiare, non fare, proporre non imporre, vivere la presenza dei laici, delle religiose, e devo dire che impari che ampli, che migliori, che ti purifichi. Si é vero che a volte ti pare di “morire”, a volte é scarnificante ma va considerato nella luce della pasqua, del grano che muore, ti purifica e ti ricorda che il tuo progetto, deve diventare, anzi é il progetto di Dio, il suo regno.

Forse é questo lo stile eucaristico che dovremmo apprendere e insegnare e vivere nella Eucaristia che, con gli anni, ti accorgi che é la ricchezza, piú grande che hai, l’occasione piú feconda per entrare nella vita della gente, lo stile vero che devi dare.

A volte devi umilmente pensare e riconoscere che anche tu logori un po’ gli altri che vivono con te...peró impari molto. Mi aiuta una preghiera che ho scoperto qui in sud america a compieta...la si puó parafrasare cosí...

“...Signore, se il mio amore fu poco, in questo giorno che finisce, ingigantiscilo tu, con il tuo amore grande che permette ai miei sogni diventare realtá...”

* La mia fede, specialmente il primo anno, l’ho dovuta rivedere. Mettere alla prova. Confrontare. Il contatto con civiltá antiche, con popoli che per secoli hanno vissuto senza Cristo, alcune modalitá di evangelizzazione che imponeva la fede, che non era sostenuta da una chiesa sempre esemplare, anche se ho sempre ammirato chi ha lavorato prima di noi in condizioni infinitametne piú disagiate e drammatiche, tutto questo ti pone tante domande: Ma é proprio la nostra piccola croce di Gesú a salvare?

Sí, é proprio la Croce di Gesú, la luce che mi ha illuminato nei turbamenti piú profondi, di fronte al dolore, la ingiustizia, la cattiveria che tanti fanno, han fatto sugli altri. Vedere certe donne, persone umiliate... solo guardando il crocefisso ti si apriva il cuore a dare una parola di speranza. Allora capisci che forse é la storia del dolore il vero denominatore comune di tutte le storie di popoli e persone. Tutti sono nel dolore e quindi Gesú, crocifisso, risorto, diventa il fratello universale. La speranza.

La frase di Lutero: CRUX PROBAT OMNIA., questo latino che mi ha fatto molto soffrire negli anni ginnasiali, lo ho tenuto caro, un chiave per capire il mondo.

Si perche´ qui, pur nel gran dolore e soffrire, la gente ama la vita, vuol godere, ballare, far festa, anche il triste bere che a volte umilia le persone é un anelito a “gozar”, divertirsi e dimenticare. E piú profondamente, quasi ovviamente, tutti fogliono amare essere amati, a tutte le eta’. Altro denominatore comune é il desiderio di amare, nessuno sfugge, a tute le etá. La tenerezza, il cariño...sono arme vincenti per avvicinare...ma poi devi approfondire.

E anche qui Gesú é colui che ama la vita, che ama, e che assicura che anche l’amore tradito, risorgerá, vincerá, é la Pasqua Cristiana, é la lettura piú profonda dell’eucaristia che é forse la piú difficile ma anche gioiosa realta che abbiamo da vivire, rivivificare, offrire per educare, per costruire la comunitá nuova.

Tutto ció mi pare il patrimonio di fede che dobbiamo, possiamo lasciare ai giovani. Io sono certo che i nostri giovani, si hanno tante cose, idee, indipendenze, progetti, voglia di vivire, ma, in fondo, chiedono solo affetto, stima e che la loro vita abbia un senso, uno scopo. Proporre volontariato di servizio é forse ció che salverá il mondo, io ho sempre pensato, da tanti anni, che gli USA, per esempio, si sarebbero salvati solo mettendo la loro ricchezza, di allora, al servizio del mondo.

Anche i nostri giovani li educheremo cosí, avvicinandoli uno per uno, non é necessario essere geni, basta delicatezza personale. E in questo, sono poveri, i nostri giovani, nessun adulto dá loro del tempo personalmente, le ideologie han duluso, io penso che solo il vangelo di Gesú, li puo’ aiutare, mettere la vita al servizio di una grande causa, é la cosa piú bella che possiamo dare. E noi missionari abbiamo questo fascino. Meritato? Non esageriamo fare il prete a milano a volte é piú duro, anonimo, poco poetico, solitario é per questo che io ammiro sempre di piú i preti confratelli a Milano.

Amici, la nostra vita non é poi cosí dura, ma gli altri ci mitizzano. A volte sorrido quando mi dicano “ah vittorio chissá, voi lá...” a volte i nostri problemi sono la vita mediocre di tutti...e qui é nata una ammirazione segreta verso tantissimi preti che ogni giorno confessano, aspettano, vanno nelle case per la benedizione di natale, hanno pazienza infinita negli oratori con i giovani...i veri eroi sono spesso nelle nostre parrocchie in milano...noi abbiamo auti dalla gente, i ragazzini in strada ti fanno una festa che ti lascia pensoso, l’operaio ti sente vicino e ti saluta senza risentimenti. La gente spera, che vedono in noi?

Concludo, una storiella...un giorno ho la messa in un villaggio, una vecchietta mi aiuta a preparare l’altare e tutto...”quiere un vasito?” mi dice se volevo un bicchiere per l’acqua....io capisco se voglio “besito” un piccolo bacio...no, no rispondo rudemente con l’austera cortesia lombarda...poi capisco e cerco di riparare...ecco tutti vogliamo un po’ di affetto e dare senso alla nostra vita. E la nostra vita qui, é anche dare dignitá e questo inizia l’annuncio della grandezza riflesso del Dio Padre di Gesú.

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