Omelia nel funerale di papà Giovanni
Omelia nel funerale di papà Giovanni
Prospiano, 4 aprile 2009, parrocchia SS. Nazaro e Celso,
Omelia nel funerale di papà Giovanni.
Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.
Quando le parole umane non bastano all'amore ci soccorre il Vangelo con la parola di Gesú, la parola divina.
Nelle settimane scorse mi hanno accompagnato profondamente i testi biblici che sono stati scelti per la liturgia di oggi.
Con questi versetti della Bibbia voglio salutare oggi mio papà, ma anche con una poesia di un'autrice peruviana morta nello scorso mese di marzo.
Gustiamo insieme le immagini fortemente pasquali che ci riporta:
Il giorno resta indietro,
appena consumato e già inutile.
Comincia la grande luce,
tutte le porte cedono davanti a un uomo
addormentato,
il tempo è un albero che non smette di crescere.
Il tempo,
la grande porta socchiusa,
l'astro che accieca.
Non è con gli occhi che si vede nascere
quella goccia di luce che sarà,
che fu un un giorno.
(...)
Respira e canta.
Dove tutto ha termine, apri le ali (...)
(Blanca Varela)
(Texto original en castellano)
Dove tutto un termine, comincia il vero cammino.
Dove tutto un termine, apri le ali (papà).
Dove tutto ha termine, sboccia il seme!
È consolante aiutarci come cristiani a riconoscere che questo è il senso del morire.
Gli antichi peruviani seppellivano i loro morti acompagnadoli sempre con dei semi.
Era un simbolo di vita e fertilità, non una forma di idolatria.
Avevano intuito nella loro ricerca di verità il valore di ciò che dice san Paolo nella lettera ai Corinzi (cap 15):
“Ció che tu semini non prende vita se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere.
Cosí anche la resurrezione dei morti: si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale”.
Il vangelo di Giovanni (12,23ss.) ci porta a considerare lo stesso Gesú nella sua vicenda pasquale come il SEME.
In Cristo tutti i simboli con cui l'umanità ha rivestito la morte ed il senso dello scorrere del tempo, trovano la loro profonda verità.
Così il seme non è solo un esempio, un paragone vegetale: è la Pasqua di Cristo.
Lui è il seme, il chicco di grano caduto in terra, morto e che ha prodotto il grande frutto della vita nuova, eterna, luminosa.
Il papà nella tomba porta un rosario fatto di semi, cioè di vita, ma anche di speranza e fede.
La speranza e la fede che ci tramettono le parole stesse ascoltate da Cristo.
“Se uno mi vuol servire, mi segua,
e dove sono io, là sarà anche il mio servo.
Se uno mi serve, il Padre lo onorerà”.
Anche noi però, come Cristo, abbiamo l'anima turbata.
“Ora l'anima mia è turbata;
e che devo dire? Padre salvami da quest'ora?
Ma per questo son giunto a quest'ora!
Padre, glorifica il tuo nome”.
L'ORA della passione è stata preparata da Cristo con molta cura.
Penso anche per il mio papà: la sua “ora” è stata improvvisa ma non impreparata.
Non perchè se lo aspettasse -non voleva morire-, ma perchè la sua ora è stata preparata lungamente con tante opere di bene, e con un fede semplice e schietta, alimentata, speciamente negli ultimi anni, da un sentimento sincero di ringraziamento verso la Madonna, la cui intercessione non termina mai di farsi presente:
“Adesso e nell'ora della nostra morte”.
AMEN!
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solo adesso apro il tuo messaggio e vedo che tuo padre è morto: bellissimo il segno del seme, per lui che rinasce e per noi che dobbiamo continuare a far germogliare quello che i nostri genitori hanno seminato in noi e nella storia dell'umanità...
Dio ti benedica e la Madonna ti accompagni
donnubaldopersempre
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