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L'opera prima di Maurizio Rogora
Improbabile prefazione ad un testo già pubblicato.
L'attimo non è fuggito, non si è trattato di una impressione fugace.
Maurizio definisce "fotografie" i suoi racconti, che hanno precisamente questo super-potere: fissare gli attimi e renderli immortali, o perlomeno duraturi.
Ma, a differenza dell'immagine, che realizza la sua magia attraverso i sensi esteriori, gli attimi di vita del protagonista sono rivissuti attraverso il filtro del ragionamento critico.
E cosí riesce a fermare il tempo, giusto il necessario per stamparlo per sempre, nella coscienza prima che sulla pagina.
I 13 capitoli, più la silloge di testimonianze degli alunni, risaltano lo straordinario spessore umano di una pluridecennale esperienza di interscambio culturale ed accoglienza: La scuola di Babele.
Nel contesto di questa iniziativa del fervido volontariato altomilanese si snodano come testimonianza di profondo impegno sociale i diversi "capitoli" di questo libro scritto con verve, passione ed ironia, formalmente ineccepibile e capace di essere leggero e serio alla stesso tempo.
Ricco di citazioni musicali (meritevoli cantautori italiani) e reminescenze letterarie (su tutti, Stefano Benni, espressamente citato), "Il ballo delle tartarughe" si dipana con ritmo e scioltezza.
La brevità dei racconti può sembrare consona al contemporaneo fast food culturale, ma vi assicuro che il sorseggiarli con tranqullità lascia un gusto che permane a lungo, ed ha il sapore pieno di "quella bellezza che un giorno salverà il mondo", che "solo lui e quei bambini vedono".
Recensione a cura di La torcia umana (Che brucia e non si consuma)
Titolo: Quando le tartarughe ballano il rock 'n' roll
Autore: Maurizio Rogora
2009 Il filo s.r.l. Roma
ISBN978-88-567-0993-3
Maurizio Rogora è nato a Busto Arsizio, il 7 ottobre del 1967. Ha conseguito il diploma di Tecnico delle Industrie Meccaniche, vive a Gorla Minore (VA) e lavora a Gallarate. Da unidici anni è socio della Scuola di Babele.
Tutti siamo figli del deserto: cristiani, ebrei, islamici
ORIZZONTE
L'Occidente è figlio del deserto. Il Dio delle tre religioni è un Dio del deserto e nel deserto parla con l'uomo, con Abramo, con Gesù, con Maometto. Il deserto, si dice, è il vicario di Dio sulla terra. Anche chi non ha la sorte, la grazia o la condanna di credere, non può restare immune dalla voce del Sahara. Ibrahim al-Koni, libico, è uno che sente quella voce. E' possibile soltanto elencare alcune delle suggestioni del suo libro La patria delle visioni celesti (tr. it. M. Avino e I. Camera d'Afflitto, Edizioni e/o, 14 euro). L'uccello del paradiso che i più fortunati vedono una volta nella vita. I tuareg che preferiscono morire liberi e assetati sotto il cielo che schiavi di una vanga da contadini. L'oscuro linguaggio dei mistici qadiriti. I beduini e i loro figli che imparano la pratica del silenzio. L'acqua che accarezza piedi stanchi. La notte che porta risposte a uomini e donne sfiancati. Una frase detta da un tuareg nel libro vale per tutti noi, figli dell'Occidente e del deserto: "Tutti noi amiamo l'orizzonte e piangiamo di nostalgia, vagheggiando ciò che si nasconde al di là del deserto".
Fonte: Repubblica.it
Omelia nel funerale di papà Giovanni
Prospiano, 4 aprile 2009, parrocchia SS. Nazaro e Celso,
Omelia nel funerale di papà Giovanni.
Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.
Quando le parole umane non bastano all'amore ci soccorre il Vangelo con la parola di Gesú, la parola divina.

